Sin da molto piccolo mi è sempre stata attribuita una certa intelligenza: non voglio sbandierare falsa modestia dicendo che non so che genere di delirio abbia spinto le persone a dire ciò, né voglio tirarmela ulteriormente dicendo che ogni volta che apro il gruppo whatsapp dei genitori dei compagni di classe dei miei figli mi rendo conto che effettivamente sì, sono un genio anche perché l'asticella è piuttosto bassa.
O potrei fare una sintesi delle sue cose.
No, quello che mi sento di dire è che sì, è vero che ho cercato sempre di coltivare una certa capacità di ragionamento logico e tecniche di apprendimento rapido, cosa che mi ha sempre permesso di cavarmela bene a scuola (e in altre occasioni) senza venire meno ai dettami della filosofia del Tavò. Quello in cui ho sempre avuto più difficoltà è stato gestire cose in cui la logica serve un po' meno, come cogliere i sottintesi o interpretare le vere intenzioni di una persona dietro quella che Pascal chiamava la mascherata sociale. È sempre stata una grande frustrazione per me non avere un manuale di istruzioni della comunicazione umana, e ancora oggi mi trovo infastidito a dire "ma non si farebbe prima a DIRLE, le cose?"
E non voglio fare l'esempio "Che cos'hai?" "Niente" che in passate relazioni era l'ordine del giorno (una delle tante ragioni per cui amo mia moglie è che sin dall' inizio ci siamo detti che si faceva troppa fatica a cercare di fare gli aruspici emotivi interpretando sfumature di voce o sguardi). Però un paio d'anni fa, a dispetto di una valutazione annuale più che brillante, non mi è stata data la promozione: ancora di più dei soldi non guadagnati (che non erano pochi) mi sono profondamente rammaricato per il senso di presa per il culo di tutti che mi dicevano quanto fossi bravo ma purtroppo eh cause di forza maggiore, ma non preoccuparti hai la stima di tutta la gerarchia eh ma stia tranquillo che la pigli l'anno prossimo ma al massimo possiamo proporti come premio di consolazione una formazione su SAP in qualche buco del culo dell' ex Germania Est comunque il direttore generale che non ha idea di chi tu sia è entusiasta del tuo contributo. Insomma, mi avessero detto che facevo schifo al cazzo me la sarei presa di meno.

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Ma alla fine che ci si può fare? Niente. Non si fa cambiare idea a un' organizzazione sbuffando e pestando i piedi, già è difficile farlo con una persona. Però ecco, la dissonanza cognitiva fa male, e ancora di più mi fanno girare le palle i convoluti balletti fatti per girare intorno a un messaggio perché non si ha le palle di dirlo chiaro e tondo. Però bisogna conviverci, ed è per questo che la psicologia mi ha sempre interessato, da quando giocai a Worlds of Ultima 2 - Martian Dreams scaricato da un sito abbandonare a 2,5 Kb/s: sembrava una chiave di lettura semplice che se praticata abbastanza bene mi avrebbe permesso di guardare al di là del teatrino e capire cosa caspiterina la gente vuole dirmi.
C? Esiste una possibilità C? Ma dai!
Ovviamente non è così facile, e la telepatia non l'ho ancora sviluppata, ma diciamo che ci sono concetti che mi hanno aiutato a sviluppare un'euristica. Non risolve tutto, ma aiuta. L'applicazione del rasoio di Ockham ai ragionamenti altrui non è la chiave di tutto ma per parafrasare Andreotti piuttosto spesso ci si prende: la psiche umana, almeno nella bolla dei miei contatti reali, è guidata fondamentalmente dal cacasottismo. Paura di esporsi, paura di fare figure di merda, paura di essere emarginati come quelli strani, paura di restare soli, paura di fare fatica. Un buon 70% dei ragionamenti si riesce a giustificare così. Certo, è poco ortodosso ma va anche detto che non ho particolare interesse ad analizzare in dettaglio ogni singolo elemento.
Semplificazioni
Però l'interesse per la psicanalisi resta. E resta anche l'interesse per i videogiochi. La cosa che ho voluto provare a fare col gioco di oggi è stato ricreare un ambiente virtuale che raffigurasse la confusione e il senso di dissonanza (non cognitiva, perché comunque al suo interno la coerenza c'è) dei sogni. E visto che il classico di Freud sull'interpretazione dei sogni è stato il primo tomo di psicologia che ho letto, diciamo che molte cose mi sono rimaste nel cuore, per quanto possa essere d'accordo solo fino un certo punto.
La cosa che più è stata causa di dissapori con la psicologia è stata più che altro la dissonanza con quello che pensavo che la psicologia fosse: il manuale di istruzioni di un sistema deterministico al 100%. Alla fine ho dovuto accettare il fatto che non è possibile provare a scrivere un manuale di istruzioni razionale per cose che razionali non sono. Anche se il comportamento umano fosse 100% deterministico, bisognerebbe comunque avere tutti i dati per avere una descrizione non approssimata del contesto in cui l'umano in questione si trova. E non solo ciò non è possibile per gli altri, ma nemmeno per me. Diamine, ormai non è possibile neanche per un large language model, un costrutto informatico! Informatica che in teoria dovrebbe la cosa più deterministica al mondo!
se si può chiamare questo "determinismo"
Non è facile da accettare, specie se consideravo che mi buttavo sui videogiochi altrui per avere un safe space 100% deterministico. (Eppure a leggere l'italiano naif con cui si esprime Francesco Carlà avrei dovuto capirlo che Heisenberg aveva ragione pure a livello non quantico). Ora che sono adulto e so che non è così, ho cercato di abbracciare psicologia e determinismo per fare un gioco meno deterministico possibile, e già che c'ero l'ho pure fatto in formato FPS (un boomer shooter) perché al tempo mi facevano venire il vomito. Un'esperienza catartica, direi!
Se non sapete cosa vuol dire "catartico" non preoccupatevi, non lo sapeva nemmeno lui (e ciò non gli ha impedito di vendere 300.000 copie in un anno)
E pure in stile PlayStation 1 (che avevo) perché la PSX è stata anche la prima console che ha cercato di fare giochi del genere seriamente: Weird Dreams per Amiga non lo considero tale, lo considero merda, ma Cosmology of Kyoto era stato pure elogiato da Roger Ebert, uno a cui i videogiochi facevano stracagarissimo.
Insomma, in questo boomer shooter girerete per i sogni sparando a psicosi che prendono forma di mostri (o di orribili donne nude con tette enormi) e una volta svegliati, Freud in persona vi farà l'analisi. Vale la pena? Boh, a me fa ridere. E devo dire che pur essendo un gioco 3d in prima persona, non ho avuto conati di vomito. Sarà per la stessa ragione per cui se uno si fa il solletico da solo non ride. Chissà!
Detto questo, provate e fatemi sapere come sempre.
Buon divertimento!