MAISON DE L'AMOUR
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DISCO #1 - 1991
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> SMAILA'S AMBITION
DATA: 21/09/2026 | AUTORE: Ex Videogiocatore | CATEGORY: videogioco
Il gioco di oggi è tratto da un meme. Non un meme particolarmente noto o anche solo un meme sull'internet pubblica, ma anzi più che un meme direi un inside joke tra me e l'amico Luciano. Quando gli ho chiesto come avrei potuto cominciare l'articolo su questo gioco mi ha proposto di esordire con il seguente paragrafo:

Lo shogun Smaila (Sumaira-sama) nasce in un momento difficile come simbolo della lotta contro le difficoltà, come prova di forza, ma anche di allegra cazzonaggine e di amore per "le fighe”. Diventa, come tutte le cose più belle, una creatura a sé con una mitologia propria che vede la sua piena realizzazione in Smaila's Ambition.

Sumaira-Sama visto da un'AI nel 2024

Cosa che in effetti non è falsa ma si trova ancora troppo nel ruolo attanziale di inside joke tra me e il sovramenzionato Luciano. Il fatto è che Smaila, con la sua pappagorgia, i baffetti "John Waters" e il capello nerissimo, lunghetto e un po' unto, starebbe benissimo in un ukyio-e magari non nel ruolo di samurai, ha più l'aspetto del sensale di matrimoni o del mercante di Osaka che Yamamoto nell'Hagakure sbeffeggia con disprezzo. D'altra parte, la via del samurai è la via della morte, e non mi pare che Smaila sia particolarmente orientato a quella decisione.

La via della morte e la via della morte con i capelli tinti

Il discorso cambia quando si parla di Jerry Calà, lui non me l'ha mai raccontata del tutto giusta. Prima di tutto, non faceva ridere. Le battute che faceva le pronunciava sempre molto "telefonate", come lette dal gobbo, ben poco spontanee e soprattutto con un fondo di incattivimento massimo verso il resto del mondo. Per sua stessa ammissione (mi baso su wikiquote qui) non faceva altro che telefonare a tutti i cinema per sapere quanto avevano fatto i suoi film, e covava rancore verso tutti i critici che non lo prendevano sul serio salvo avere la sua vendetta quando entrando in un ristorante tutto il gotha dei critici cinematografici si è alzato ad applaudire. 

Stesso livello di aderenza alla realtà

Ora, al di là dell'episodio che pare proprio la classica stronzata acchiappa-like dei narcisisti su twitter, a Calà mi sentirei di dire di non lamentarsi troppo: ha avuto un carrierone, si è trombato Mara Venier da giovane anticipando il cosiddetto "Metodo Pieraccioni" decenni prima di Pieraccioni, avrebbe tutto da guadagnarci a godersi la vita e a non frignarsi addosso che adesso non c'è più libidine. Forse, ma dico forse, la consapevolezza di Calà, che è poi la stessa di tanti has been che si sono bruciati negli anni 80, è che al giorno d'oggi col cazzo che si farebbero la scorpacciata di protagonismo (perché diciamocelo, il problema non è la fregna, qualche povera disperata che ha subito il lavaggio del cervello di figure tossiche che la spingono a cercare il successo ad ogni costo questa gente la trova sempre) che si sono fatti allora. 

E anche la ragione per cui Andrea Roncato, quando qualche testata giornalistica si ricorda di lui per un'intervista nostalgica, si mette a stringere il cilicio e cospargersi il capo di cenere perché i giovani d'oggi (the horror, the horror!) S I   D R O G A N O. 

It's the eye of the tiger / It's the thrill of the fight / Rising up to the challenge of our rival

Il fatto è che forse quello che spaventa questa gente è che sono stati abbastanza fortunati da vivere in un momento in cui essere un personaggio pubblico significava ancora, in una certa misura, essere il personaggio pubblico, si parla di monocultura e cose varie per dire che bastava essere in televisione, avere un locale, fare qualche film, conoscere le persone giuste e improvvisamente eri dappertutto. 2,5 dei gatti di vicolo miracoli questa cosa l'hanno incarnata benissimo, e di questi 2,5 (Oppini ha avuto il problema del typecasting con "quello che si è fatto la Pairetti" che avrebbe anche potuto essere peggio) Smaila ha avuto la decenza di sembrare sufficientemente disinvolto e a suo agio nei suoi panni per non far sì che l'osservatore medio separasse il personaggio dalla persona. 


Typecasting "Quello che si è fatto la Barale"


Uno lo guarda e pensa immediatamente a televisione, locali, e alle primissime erezioni attendendo quelle pochissime volte in cui Monique Sluyter si slacciava il reggiseno sul davanti (si faceva pregare la vrouw). Inevitabile però che replicare quella spensieratezza un po' cialtrona si diventa un moscissimo tentativo di ripetere quegli anni (ci tentarono Riccardo "Ric" Miniggio e Augusto Martelli con "Notte Italiana" su Italia7 che probabilmente avevo visto solo io, ed era già tristarello al tempo) una caricatura un po' triste, ecco. E quindi è qui forse che scatta l'idea di prendere il personaggio e metterlo in un posto completamente scorrelato, ovverossia il Giappone feudale.


Cin-cin, cin-cin


Smaila's Ambition è, in sostanza, uno strategico alla vecchia maniera: la mappa del Giappone è divisa in province (quadrate, perché quei coprofagi della Paradox che hanno radicalizzato più gente dei Turner's Diaries possono andare fare i gargarismi con il sisso) e il nostro compito è conquistare il paese, amministrare i territori, gestire le risorse, reclutare uomini, fare ricerca, mandare spie, trattare con gli altri signori e, quando serve, menare le mani.



Menare le manao-ao-ao


Quindi è una cosa a metà tra gli strategici storici della Koei, Sword of the Samurai della Microprose, e pure Lords of the Rising Sun della Cinemaware. Ma forse più simile a quelli della Koei, però con dei minigiochi sotto. Insomma bel melange antistorico in cui il Giappone del 1550 comincia lentamente a riempirsi di roba che non dovrebbe esserci, come le Veline (credo che Smaila abbia pure condotto Striscia la Notizia, d'altra parte se lo hanno fatto fare al povero Gino Bartali quando parlava solo con quella specie di rasoio Braun che si appoggia al pomo d'Adamo una conduzione di Striscia non la si è mai negata a nessuno), i Paninari, le ragazze Cin Cin e ovviamente i Ninja, che effettivamente esistevano anche nel giappone del 1550 ma sono fondamentalmente un prodotto degli anni 80, quindi a posto così. Interessante che l'intelligenza artificiale di Google, in questa ma anche in altre occasioni, trovi il concetto di "tramezzini" come particolarmente divertente. Sarebbe interessante capire quali sono i pesi che causano questo bias. Poi oh, ognuno ride con le cose più strane. Ma sto divagando!


LOL


Dicevo che sono i minigiochi, dato che mi sono sbizzarrito a infilarci tutto ciò che mi viene in mente di giapponese e che possa essere permesso ai minori (per quanto il concetto di bukkake si possa anche prestare bene a un LAN party). Minigiochi come quello della calligrafia o degli Haiku la Cinemaware col cazzo che lo faceva, eppure quella paraculata del film con Tom Cruise che prende su di se il kiplinghiano fardello dell'uomo bianco per portare civiltà a quei senzadio pelati col codino e la gonnellona, c'era molto sottolineata l'importanza della poesia nella vita di un guerriero medievale giapponese. Quindi sì, il giappone medievale in versione hollywoodiana, ma con Umberto Smaila. Direi perfetto, no?


Osservazioni tecniche, che magari vi interessano un po': il gioco l'ho covato in un tempo piuttosto lungo, abbandonandolo per un po' e aspettando che la tecnologia si evolvesse. All'inizio tutta la grafica era generata proceduralmente e tramite emoji (avevo usato Gemini 2.5) e alcune cose come le celle adiacenti tra loro proprio non ce la faceva a calcolarsele (ammetto che ora fa ancora un po' di fatica). Poi mano a mano che lo riprendevo cercavo di aggiungerci sempre più cose per renderlo originale, e alla fine tutti i sottogiochini sono qualcosa di abbastanza recente. Il gioco degli Haiku era una cosa che volevo fare stand-alone, sempre su suggerimento dell'amico Luciano, che un bel giorno ebbe a scrivermi "vez idea per un gioco: sei uno dei 4 maestri dell’Haiku (BUSON) e devi comporli piu’ veloce degli altri 3 da una lista di frasi/parole di cui solo alcune sono adatte allo schema metrico".


Ebbene sì, l'idea era quella di fare un gioco sugli haiku per il semplice gusto di dire BUSON. E sì, ho 44 anni.


Infine, la musica sono variazioni su un vecchio remix in MOD della musica di Star Control 2 (il tema degli Shofixti, che anche quello era un discreto stereotipo) mescolata con una stereotipatissima musichina su scala pentatonica, una cosa che avevo trovato negli archivi da più di 20 anni fa. L'originale era abbastanza cacofonico, Suno 4.5 lo ha abbastanza ripulito. È anche il primo gioco che ho fatto in cui ci sia una certa coerenza negli sprite dei combattimenti, cosa che non buttiamo certo via. Detto questo che altro aggiungere? Nulla direi. 


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