MAISON DE L'AMOUR
BLOG DELLA COLLEZIONE SHAREWARE
DISCO #1 - 1991
<< INDIETRO
> IL GIUOCO DELLA TRADIZIONE
DATA: 13/07/2026 | AUTORE: Ex Videogiocatore | CATEGORY: videogioco
Per tutti i sei anni del precedente blog non ho fatto altro che tritare le palle al mio pubblico (che, tra parentesi, siete voi venticinque sfig-ahem-illuminati) con il mio spiccato anti-nostalgismo. Una delle ragioni per cui ho smesso, a parte ovviamente il tavò, è che penso di aver insistito talmente tanto su questo punto che non mi meraviglierei se qualcuno si fosse un pochino stufato o avesse iniziato a trovarmi leggermente ripetitivo. E in effetti, con questo meccanismo del prendere in giro certi blog di chi chi continuava imperterrito con le sue frasi fatte, i suoi tic verbali, le sue cazzatine da eterno fanciullo in fuga dalle responsabilità, finivo per creare anch'io i miei tic, i miei tormentoni, e insomma c'è sempre il rischio di diventare ciò a cui ci si oppone, no?

The times they are a-changin'

Però il punto è che continuavo a insistere perché mi sembrava che il messaggio non venisse particolarmente recepito. E quindi cosa facevo? Insistevo ancora. E sono contento di aver chiuso prima che qualcuno mi dicesse "Oh basta, hai rotto i coglioni vez". E lo capirei!

Sono passati un po’ di anni da quando ho chiuso il blog, ma resta comunque una certa sensazione di fastidio ogni volta che qualcuno tira fuori continuamente le cose della nostra infanzia, tutto quello che è stato e che non è più, o meglio, come direbbe Baudrillard, il simulacro di ciò che è stato, l'iperrealtà che ci siamo costruiti nella nostra testa per nascondere a noi stessi il fatto che la linea dell'attaccatura dei capelli sta migrando verso la nuca (non è il mio caso), il cazzo sta assumendo una perenne configurazione "testa di oca morta" (non è il mio caso) quando riusciamo a vederlo con un sofisticato sistema di specchi e periscopi perché ci è spuntata al posto della tartaruga addominale una zampogna da presepe napoletano (non è il mio caso, né era il mio caso quello della tartaruga addominale quando ero giovane). 

Il concetto di simulacro baudrillardano è stato resa molto bene da un meme piuttosto di nicchia che diceva: “Noi che alle elementari ci ficcavamo i pastelli nel culo”: simulacro baudrillardiano che nel mio vecchio blog avevo reso come "noicheismo", dalle immagini per vecchi su facebook che iniziavano con "noi che..." ma mi rendo conto che "pastellinculismo" rende molto meglio il concetto. È una roba stupida, volgare, però rende il concetto.

fate girare se anche voi vi aromatizzavate il posteriore con l'odore di matita temperata...

Insomma, sono cambiato rispetto a quando mi incazzavo contro quello che chiamavo "il blog delle prefiche" (a proposito, esiste ancora l'antro atomico del dottor manhattan? Mi auguro che il suo titolare abbia finalmente deciso di crescere e di non pavoneggiarsi di quanti ettolitri di lacrime versa per qualche cazzo di pupazzetto dei masters of the universe). Non sono più quello che si scaglia con furia quasi iconoclastica contro qualsiasi cosa abbia a che fare con la nostalgia, perché onestamente non ci ho veramente più l'energia per queste cose. Continuo a incazzarmi, sia chiaro, ma la rabbia profonda, l'ira funesta, la tengo per cose ben diverse. 

Uno dei driver principali per aver riaperto questo blog è stato un momento un po' difficile in cui mi trovavo. Andreotti, che come vi ricorderete, doveva essere la mia ancora ad una realtà razionale in cui l'universo non complotta contro di me per portarmi via la felicità. Ovviamente è stato missing in action per un bel po' lasciandomi solo a rimuginare. La morte di una responsabile di tantissimi dei miei complessi (mia nonna) a dicembre 2025, non ha aperto le porte a una profonda depressione, come avevo temuto per anni: in realtà, ero molto più tranquillo di quanto mi aspettassi. Forse ne riparlerò più in dettaglio, se ne avrò voglia, ma quando ero in aeroporto aspettando l'apertura del gate per il Vecchio Paese, ho fatto una carrellatona di episodi d'infanzia, sia brutti che belli, e li ho rivisti (finalmente!) con il giusto distacco. Come ho fatto a passare da questo distacco al fare con l'AI i videogiochi che non sono mai riuscito a fare, immagino che riuscirò a spiegarlo con una bella retcon. State sintonizzati, amici!

Detto questo, ci sono alcuni genitori degli amici dei miei figli che mi fanno veramente girare i coglioni. Perché? Semplice! Faccio un esempio: il papà di un amico di Sinjin Malvineous Giulio (mio figlio grande, non è il suo vero nome), si lamentava del fatto che suo figlio si fosse messo a giocare con delle statuine di *Holly e Benji* che aveva trovato in edicola. Questa persona è uno di quelli che a Bologna chiamano “stimolini”: appena esce qualcosa di figo, un gadget nuovo, lui deve averlo per forza, e deve anche spiegarti a voce molto alta perché questa cosa è una grandissima bazza. Quindi non so se in questo caso sia il simulacro vero e proprio a farmi girare i coglioni o l'espressione di una bolognesità che negli anni dell'adolescenza ho imparato a detestare. Boh! Altro esempio per stare sul sicuro: Poi, con i genitori dell’altro mio figlio Randy Espedito Giulio (non è il suo vero nome), una volta è partita una discussione infinita su quanto fossero lunghi i campi da calcio di *Holly e Benji*.

ma chiudi quella cazzo di bocca

E mi rendo conto che avere fatto due esempi con *Holly e Benji* rende tutto abbastanza interessante: chissà, forse per gli elder millennial italiani, cioè nati attorno all’82, quelli che hanno una certa sovrapposizione con la cosiddetta Generazione X, il vero fondamento della nostalgia è proprio *Holly e Benji*. D'altra parte lo abbiamo pure visto recentemente quando, in occasione di Giappone-Brasile, la mefitica stampa generalista ha dovuto riempire i propri pixel con articoli stantii fatti sfogliando pigramente twitter e centellinando l'aroma dei pastelli testé estratti dal culo di chi vedeva il match come realizzazione dei sogni di Holly mentre Roberto Sedinho si scopava sua madre. In caso di apocalisse di civiltà potremo attenderci dunque articoli su Repubblica che parlano di *Ken il Guerriero* o *I Cavalieri dello Zodiaco*.

Anzi, forse oggi c’è anche una certa vergogna nel parlare di *Ken il Guerriero* e dei *Cavalieri dello Zodiaco*, perché sostanzialmente erano, come dire, uranisti. E non che ci sia niente di male, anzi: Dio vi benedica, se siete felici e non vivete nella menzogna covando rabbia e odio! Il problema è che troppo spesso vedo ancora in giro tantissima omofobia, nel senso più letterale della parola: paura di essere scoperti, paura che qualcuno dica “ehi vez, ma non è che per caso ti piace un po' il cazzo?”.

art by Tom of Finland

Che ci fosse un certo grado di ambiguità sessuale nei cavalieri dello zodiaco comunque me lo raccontò il mio amico Porro quando mi disse che in una puntata Gemini si era tolto l'armatura e al posto del cotonno aveva una specie di triangolo nero, che non posso non immaginare come il merkin di Milena Vukotic in una nota scena di Bianco Rosso e Verdone. Sto divagando. Comunque insomma non vergognatevi se vi piacciono Ken o i Cavalieri dello Zodiaco. Io rosicavo perché per via dell'albero che bloccava il segnale dell'antenna non riuscivo a vederli: magari li avessi guardati mi sarei stufato dopo due minuti, o sarei diventato come Zerocalcare, uno che a forza di raschiare il fondo del barile l'ha reso trasparente.

Dicevamo, i pastelli nel culo. Il simulacro secondo Baudrillard. Il nostalgismo di chi millanta di aver vissuto un passato legato a doppio filo a un non ben definito concetto di "tradizione", concetto a cui sono così favorevole che se qualcuno me lo nomina nascondo i miei figli perché c'è un rischio non nullo che chi fa uso di quella parola cerchi di molestarli. O, nel caso più leggero, quando qualche ristoratore schiaffa la parola "tradizione" sulla copertina del menu porto subito la mano al peridon e al tasectan perché, per parafrasare Samuel Johnson, la tradizione è il rifugio degli spacciatori di escherichia coli che si spacciano per eroici imprenditori e ti impiattano la merda facendotela pagare molto cara. Generalizzo, lo so, ma la generalizzazione è necessaria se si vuole avere un'euristica per interpretare al meglio il mondo, altrimenti ci si paralizza tra un dovuto distinguo e l'altro, cosa che poi è l'obiettivo di tante teste di cazzo estremamente codarde: sembrare intelligenti e non schierarsi mai. 

la vita non è bianco e nero, ma sfumature di grigio (procede a praticare un'autofellatio)

Tutto questo per dire che cosa? Che alla fine mi pareva giusto prendere il concetto di simulacro, per come forma l'iperrealtà di tanti Vecchi di Merda che vivono nel passato e maledicono il presente e il futuro, per l'occasione incarnati nei babau mediatici di turno, e ci ho fatto sopra un videogioco. Questo è uno dei primi videogiochi che ho fatto, quando ancora i large language model facevano un po' fatica ad avere ragionamenti lunghi e coerenti e quindi è costato una certa fatica. Si tratta di un gioco di carte collezionabili tipo Magic o Pokemon, ma con personaggi ed eventi d'antan. C'è anche Andreotti, ma c'è anche la Seconda Repubblica. Ammetto anche che causa tavò non sono riuscito a mettere un'immagine descrittiva per tutti i personaggi, quindi se volete è incompleto. Ma è abbastanza divertente, e devo dire che è una discreta sfida. Provate e fatemi sapere che ne pensate!

Avanti col gioco, e non esagerate coi pastelli.
strategia

=== COMMENTI (Disqus) ===
(c) Copyright 1991 - Ultimobyte Software
ULTIMOBYTE
Via Aldo Manuzio, 15
20124 MILANO