Per anni il mio mondo è stato il Vecchio Paese, in una casa centenaria gialla, una palazzina di tre piani con una facciata sulla via e l'altra sul giardinetto pubblico non tenuto benissimo. Le altre due facciate davano su due case che da fuori sembravano diroccate, e successivamente lo divennero, ma allora avevano solo la vernice scrostata. Dalla finestra della camera dove dormivo di solito - non ho mai avuto una camera mia, nonostante i tre piani - vedevo un albero, e quando ero a letto malato mi fissavo su come i rami formassero tante lettere A. Tutto attorno, il silenzio di un paese della bassa bolognese, ai piedi delle colline che faticavo a vedere attraverso l'eterna foschia di quella regione, tant'è che un cielo veramente blu lo vedevo soltanto al mare.
mare profumo di mare / e se lu pesce tu ti vuoi pappare
Non è una casa fatta per abitarci questa, non almeno come la intendiamo al giorno d'oggi. Il piano terra rialzato era il posto in cui dove passavamo la maggior parte del tempo, ed era diviso a metà da un pianerottolo. Da un lato c'era la cucina/sala da pranzo; il bagno e la camera da letto dei miei, con attiguo un cortiletto buio di un metro. Dall'altra parte, una camera da letto e una specie di salotto. Ai piani di sopra, due appartamenti veri e propri, uno di un'inquilina che per anni ci aveva fornito un un reddito passivo, e l'altro di mia nonna. Un museo, più che un appartamento. Ogni cosa doveva essere toccata "con le mani della festa", per usare una di quelle espressioni della zona del Vecchio Paese che, più me ne allontanavo, più mi faceva sembrare un alieno che parlava un'altra lingua.
lingua aliena
"Acqua non lava, acqua e sapone lava". Con tutti gli sforzi che posso fare, questa è la memoria più antica che ho di quella casa, e della mia vita, ovviamente. Era una frase che aveva detto mia nonna senza un particolare contesto (e lei è sempre stata maestra nel tirar fuori frasi fuori contesto, specie quando con quelle frasi doveva ferire qualcuno) una volta che ero nel salotto del suo appartamento, l'unica stanza della casa che aveva un telefono (e non usando quell'appartamento, ogni volta che suonava dovevamo farci due rampe di scale). Come tante altre memorie di quei tempi quello è un flash, uno dei tanti fotogrammi nitidi di registrazioni semidistrutte in cui mi sono qualche volta rifugiato in momenti di ansia. I miei moon boot gialli durante la nevicata dell'85, il ritorno dall'edicola con una copia di "Bussi l'Orso". I libri della collana "Imparo a leggere con Topolino". Il silenzio del Vecchio Paese alle ore in cui solo i pensionati girovagano per le due vie del centro. Le 10 di mattina. Ho sempre trovato, io che non ho mai troppo amato le folle, le dieci di mattina rassicuranti, anche ora che vivo in una metropoli riesco a godere del silenzio intervallato dalla pausa ricreazione delle scuole a me vicine o dal canto dei pappagallini verdi fuggiti da una gabbia che hanno creato una colonia nella zona attorno a casa mia.

"Santa Parrocchetta che orchite, 4 anni e mezzo son passati dalla chiusura dell'altro blog e ancora caga il cazzo 'sto qui"
Col senno di poi, posso razionalizzare immaginando che questa era la prima volta che ero esposto alla realtà di un mondo fuori sporco e ostile, ragione per cui l'unica cosa da fare era restare dentro quelle mura di pietra, tanto calde in estate quanto fredde in inverno. A volte vorrei che la vita avesse la linearità di una serie televisiva moderna, in cui tutto è fatto molto facile e lo spettatore viene infantilizzato, mettendolo di fronte a una sequenza di eventi lineare. Così forse avrei potuto dire che è stato lì che è iniziata la mia ansia, quell'ansia che mi ha accompagnato in tanti momenti della mia vita, non tanto quando le cose erano difficili tanto quando le cose mi andavano bene. Un non ben definito senso di apprensione per qualcosa di imminente, come se l'universo stesse preparandosi a chiedermi il conto della mia felicità.
Ma la fiction è sempre una semplificazione, e la vita ha molta più nuance di quanto si possa immaginare, al punto che diventa qualcosa di noioso visto dall'esterno. E posso dire forte che la vita al Vecchio Paese era noiosa. Così noiosa che ho passato gran parte della mia infanzia a rincoglionirmi davanti ai videogiochi (ma questo lo sapete già) fino a scoprire che la mia ansia per quel mondo là fuori così pericoloso e sporco piano piano stava strisciando anche nel Simulmondo sicuro che mi ero fatto all'interno del mio PC, tant'è che per molti giochi d'azione, se scoprivo le gabole, subito che ce le mettevo. E dove sta la sfida, direte voi? Non ci stava. La sfida era arrivare fino in fondo senza ansie e vedere come andava a finire. Avere tutto sotto controllo!
Ma alla fine il vero modo per avere tutto sotto controllo era crearmeli da solo i videogiochi. Per tantissimo tempo il mio sogno era stato quello di imparare a fare i videogiochi. O almeno, dei file eseguibili che non fossero dei comandi batch. Senza internet né mentori particolari feci una gran fatica, ma ci arrivai. E lasciai perdere sempre di più i videogiochi altrui, complice anche il senso di mal di mare con gli sparatutto 3D che prendevano sempre più piede, e mi rendevo sempre più conto che il vero divertimento, almeno per me, era sbattere la testa contro un problema fino a che non ne trovavo la soluzione.
Per molti anni quindi fare videogiochi è stata la mia vita, al Vecchio Paese, fuori da esso, fuori dall'Italia, fino a quando non ne ho avuto le palle piene e sono diventato una persona seria. Ma anche da uomo serio ho cercato di metterci un pizzico di divertimento in quello che facevo, perché insomma, era il mondo che creavo io, ed era il mio spazio sicuro. Potevo divertirmi un po', no? Certo, mettere delle easter egg sulle transazioni SAP era una concezione opinabile di divertimento, e la maggior parte delle cose che facevo sarebbero state una palla mostruosa se mostrate al redattore medio della fecale rivista di settore media. Ma andava bene così, e per quanto fosse un hobby divertente proprio mancava la voglia, il tempo e l'energia. Già non immaginate che fatica sia stata giocare alle schifezze altrui per svariati anni in modo da ricostruirmi psicologicamente.
Ed è questa l'idea di questa "reprise": iniziare a fare una parte più costruttiva piuttosto che assumere (volontariamente o no) il ruolo della vittima e affibbiare la patente di "merda" a questo o a quell'altro artefatto dell'infanzia. Come? Ma facendo quello che ho sempre fatto meglio (dal punto di vista hobbyistico)! Creando videogiuochi! Ma ci vuole tempo, e si fa fatica, e insomma tavò. Che fare, dunque?
Caso volle che pochi mesi dopo la chiusura del blog dell'ex videogiocatore, non è comparso nel cosiddetto "mainstream" (parola che trovo fastidiosa, ma concedetemela) un attrezzo informatico dal grande potenziale. Oddìo, era da un po' che era in giro, e non faccio per tirarmela (in realtà me la tiro molto) ma già nel vecchio blog menzionavo GPT-3 ben prima che qualcuno ci mettesse davanti la parola "Chat" e milioni di persone delegassero la propria percezione della realtà a una macchina risponditrice caratterizzata dal più viscido leccaculismo che si possa immaginare, e prima che miliardi di mail di lavoro assumessero il detestabile tic verbale "Non è questa cosa -- è quell'altra cosa" che caratterizzano le deliranti sbrodolate di eserciti di psicopatici che infestano linkedin.
Praticamente il mondo ideale di 'sto repellente vermiciattolo qui
Approfittiamo però degli aspetti positivi. Le nuove tecnologie ci permettono di fare cose entusiasmanti nel campo del software interattivo. Avanguardia del futuro! 100% elettronico.
"Beh, io mi faccio ancora le seghe a mano."
Ah, non ne dubito. Ma vedo che i miei lettori fremono per venire al punto (che poi lo sapete benissimo, se leggete questo blog vi sorbite le mie articolesse): mi sono trovato un hobby nei ritagli di tempo (che sono sempre molto piccoli, tra lavoro e famiglia). Grazie all'intelligenza artificiale creerò tutti (o quasi) i videogiochi che mi sono passati nella mente negli anni e per i quali avevo pensato "però, sarebbe una buona idea questa! Peccato per il Tavò che mi impedisce di installare visual studio o chissà che cosa usano i giovani al giorno d'oggi. Ah beh".
Alcuni di questi giochi saranno insulsi, altri piuttosto divertenti, altri ancora praticamente ingiocabili (nonostante all'inizio sembrassero una buona idea). Non li giudicherò se sono merda o no, d'altra parte non si chiede all'oste se la propria merda è buona. E quindi cominciamo! Ovviamente il piano è andare avanti con un post a settimana finché non mi prende il sovramenzionato Tavò, ma abbiate pazienza se magari salto qualche appuntamento. Non ci ho più il fisico, temo.
Grazie a tutti per l'attenzione e la rinnovata fiducia, andiamo senz'altro a incominciare.
L'ex videogiocatore.